photogallery plus travel
 
Patagonia 2008
enlarge
gallery
 
13-30 Aprile 2010
Marocco 2010
Kasbah rosse di fango, souq formicanti nelle vie polverose delle città imperiali, le spettacolari valli del Dades e del Todra, i percorsi in fuoristrada che conducono ai remoti villaggi abitati dai Berberi nel cuore dell'Alto Atlante, le dune del Sahara nelle oasi a sud di Zagora e Merzouga.
Un paese che ci sconcerterà con l'intensità della sua vita, con l'inaspettata generosità ed invadenza dei marocchini.
Frutteti, campi, palmeti, roseti, lungo le loro sponde si srotola un lungo nastro fertile dove gli uomini fanno miracoli. Sono gli uadi Draa, Dades, Zis. Qui i paesaggi si susseguono senza assomigliarsi. Sabbie infuocate e vette nevose, burroni vertiginosi che si schiudono su campagne verdeggianti. Casbah sontuose, fiabesche cittadelle di terra, ksour d'insolita bellezza, villaggi fortificati color sabbia.
Siete pronti per un'esperienza unica? Fate un respiro profondo, si parte!

 
 
Patagonia 2008
enlarge
 
Dicembre 2007 - Gennaio 2008
"Patagonia - Fin del Mundo"
Vorremmo dedicare questa sezione ai nostri cari amici che hanno affrontato e vissuto, anche se in tempi diversi, il medesimo itinerario, gli stessi disagi, le stesse gioie e qualcuno anche dolori.
Un viaggio lungo per i km. percorsi e per il tempo necessario, non privo di difficoltà ma entusiasmante e che ha lasciato nei loro cuori un segno indelebile.

Il Sudamerica in generale, l'Argentina, il Cile e la Patagonia in particolare sono il sogno nel cassetto di tutti i grandi viaggiatori!
Civiltà antiche, montagne che sfiorano il cielo, grandi spazi, strade infinite, aria elettrizzante, luce indimenticabile e gente generosa sono solo alcuni degli aspetti che caratterizzano questo enorme continente.
Daniele e la Bruna hanno affrontato, condiviso e portato a termine questa avventura in solitaria sulla stessa moto, stracarichi di bagaglio e passione.
Vittorio e Stefano, amici nel profondo, sono partiti in due ma hanno dovuto affrontare a causa di un brutto incidente occorso a Stefano un tremendo dilemma: tornare o continuare? Dopo la triste separazione Vittorio ha portato a termine l'avventura in solitaria, mentre purtroppo Stefano, dopo l'operazione, è rientrato suo malgrado in Italia per l'impossibilità di guidare la moto.

Se volete confrontarvi con i protagonisti e ricevere ulteriori informazioni e consigli potete contattare direttamente:

Daniele e la Bruna: baio3@interfree.it
Vittorio e Stefano: info@bontour.it

Continua ...
 
 
Transamerica 2008
enlarge
gallery
gallery
 
22.09.2008
Transamerica 2008
(Viaggio in solitaria attraverso Alaska, Canada e Stati Uniti – 16.000 km. di cui 6.500 off-road)
L'Alaska, il Canada, sono nomi che evocano una distanza leggendaria. Ad un italiano come a qualsiasi altro cittadino europeo questi territori possono apparire più mitici che reali. Nel 1898 in Alaska partiva la sfrenata caccia all'oro, per molti a bordo di carri trainati da cavalli per altri semplicemente a piedi. Centodieci anni dopo la mia avventura parte da lì, a bordo di una motocicletta, non alla ricerca dell'oro che quasi sicuramente non c'è più, ma semplicemente per esplorare un territorio per molti noto soltanto grazie ai racconti di Jack London. Un viaggio di 16.000 chilometri con due obiettivi principali: raggiungere il punto (transitabile da un veicolo a due o più ruote) più estremo dell'Alaska e scendere giù sino alle terre rosse dell'Arizona nella zona della Monument Valley.
Lascio Vancouver nella Columbia Britannica dopo aver ritirato la moto, spedita qualche giorno prima via aereo da Monaco di Baviera, ed inizio la mia ascesa verso Nord. Ho lavorato a questo progetto per sette lunghi mesi, e ogni sera guardavo la mappa per capire quale potesse essere la rotta migliore, quella che mi avrebbe offerto maggiori emozioni, gli scenari migliori. Per trovare il meglio dovevo inevitabilmente lasciare le classiche rotte turistiche, abbandonare le noiose highway per delle isolate strade sterrate. A dire il vero in Canada come in Alaska non è poi così difficile trovare una strada non asfalta, e quasi tutti sono dotati di potenti fuoristrada in grado di percorrere strade in qualsiasi condizioni. La mia però è una moto, che a pieno carico pesa in totale circa 450 chili, e quando il fondo inizia essere scivoloso o particolarmente sconnesso non è poi così facile governarla. Ogni singolo giorno è scandito da una tappa che segna in modo indelebile i miei ricordi, i paesaggi sono delle cartoline viventi e solo la creativa ed esperta mano di un'artista potrebbe ritrarre questi momenti. Attraverso tutta la British Columbia in un susseguirsi impressionante di cambiamenti climatici e di paesaggi. A Nord, al confine con l'Alaska, le nevi perenni ammantano le vette delle catene parallele alle Montagne Rocciose, mentre in altre aree del centro esistono frammenti di zone desertiche dove la temperatura a luglio raggiunge i 37/40 °C. Entro in Alaska, dopo aver percorso la famosa Alaska highway, una sorta di superstrada panoramica, accompagnato da un leggera ma fitta pioggerellina. Il repentino cambiamento climatico è una caratteristica di questa zona, come i suoi abitanti: le zanzare! ce ne sono a milioni. Passato il Circolo Polare Artico il paesaggio inizia pian piano a cambiare e la taiga viene sostituita dalla tundra. I pendii sono spazzati spesso dal vento che giunge dal grande Nord, e ogni qualvolta che scollino vengo invaso da un odore di salmastro. La vista del Mar Glaciale Articolo o "Arctic Ocean" come lo chiamano gli alaskani, decreta il raggiungimento del mio primo obiettivo: Prudohoe Bay. Negli ultimi due giorni ho percorso 1500 chilometri su una delle più terribili e temibili strade sterrate dell'Alaska: la Dalton Highway. Da qui inizia la discesa, verso sud, verso le calde terre dell'Arizona. A cavallo delle Montagne Rocciose, attraversando le regioni canadesi dello Yukon, dell'Alberta, il Parco Nazionale di Jasper con i suoi boschi, con i suoi laghi, forse uno degli scenari più belli e selvaggi di tutte le Rockies, raggiungo, per mezzo della highway 93 (una delle più panoramiche dell'intero territorio), la frontiera con gli Stati Uniti. In non più di trenta minuti faccio ingresso nel Montana, terra di cow boys, dei rodeo, degli allevamenti di bestiame. Man mano che avanzo sento sempre di più la mancanza delle strade isolate del Canada e dell'Alaska, sento la mancanza della cordialità delle gente di quelle zone, mi manca la solidarietà che ogni persona sulla strada, che sia ciclista o camionista, dimostra nei confronti di chi viaggia, di chi è "on the road". Percorrendo la Interstate 70, che presto inizio ad odiare a causa del suo traffico "pesante" fatto di enormi camion, attraverso tutto lo Utah e una volta uscito a Cedar City mi dirigo verso Bryce Park. In realtà la mia prima destinazione doveva essere il North Rim di Grand Canyon, ma una coppia di motociclisti di Montreal mi suggerisce questo fuori programma. Devo ringraziarli per il prezioso consiglio perchè lo scenario che mi si para davanti una volta entrato nel parco è davvero unico. Da un profondo anfiteatro, impropriamente denominato canyon, affiorano enormi sculture dall'intensa colorazione rossa a forma di candela, denominate hoodoos, prodotte dall'erosione delle rocce sedimentarie fluviali e lacustri, erosione dovuta all'azione di acque, vento e ghiaccio. L'originalità del Bryce National Park placa il mio entusiasmo iniziale una volta giunto nel Grand Canyon. Qui quello che stupisce è decisamente la vastità del paesaggio, la maestosa profondità dei canyon. Il tempo però stringe e prima della Monument Valley ho ancora circa 200 chilometri. Inizio la discesa e con una certa rapidità compio uno dislivello di circa 2400 metri, con una temperatura che cresce vertiginosamente per fermarsi a 40 °C. Mi sembra di essere entrato in un forno. Cerco refrigerio bagnando il mio BUFF, e per fortuna il mio abbigliamento tecnico riesce a dissipare bene il calore e garantirmi in ordine di marcia una discreta ventilazione. La Monument Valley è un'icona degli Stati Uniti e la strada per raggiungerla è altrettanto famosa: segue un percorso rettilineo in leggera discesa che dà al viaggiatore l'impressione di calarsi all'interno della valle. La caratteristica del territorio sono le guglie dette butte o mesas. Questi edifici naturali formati da roccia e sabbia hanno la forma di torri dal colore rossastro con la sommità piatta più o meno orizzontale. La cosa che impressiona di più è la loro precisa collocazione. Sembra come se qualcuno avesse deciso di metterli li, perchè noi comuni mortali potessimo ammirarli e fotografarli. La mia avventura si conclude sostanzialmente nella terra dei Navajo (gli abitanti della Monument Valley), ora non mi resta che imboccare la Interstate 80 verso Toronto per fare rientro in "Italia".

Da domani si inizia a pensare alla prossima avventura!

Alessandro Dinon

Per maggiori informazioni sul viaggio:
www.rtwride.com
info@rtwride.com
 
 
photo
enlarge
 
21.10.2007 - 01.11.2007
TT TOUR 2007 - West Creta
Probabilmente vi domanderete perchè proprio Creta, con tutti i posti che ci sono. Una meta così scomoda da raggiungere con i propri mezzi, così lontana e pur sempre Grecia. E invece sta proprio qui il punto! La prima volta che andai in Grecia con mio padre avevo poco più di 10 anni (ora ne ho qualcuno di più) e andare in Grecia a quei tempi era come fare un tuffo nel passato e lanciarsi in un'avventura. Nel corso degli anni vi sono ritornato molte altre volte e posso dire di averne visitato una buona parte; della Grecia amo la storia, le bellezze naturali, la gente, il clima, come si mangia, tutto! Ma la Grecia di oggi non identifica più la quella che mi porto nel cuore. La Grecia di una volta, quella degli anziani che identificano la tradizione, semplici, sempre disponibili e pronti ad aiutarti nel momento del bisogno, sta via via scomparendo. Ed è qui che viene fuori Creta: Creta è lontana e il suo interno, con le sue montagne dure, invalicabili e invivibili, è lontanissimo. Qui sopravvivono ancora gli antichi valori, si respirano nell'aria e sono tangibili ed io sentivo da tempo il bisogno di respirare quell'aria.

Continua ...

TT® Staff

 
 
photo
enlarge
gallery | shop
 
01.07.2007
Transeurope 2007 - www.rtwride.com
[REPORT]

Esito: 11.913km in 8 giorni e 9 ore (9 ore in più rispetto all'obiettivo posto, escludendo le ore di attesa, imbarco e navigazione da Tallinn a Helsinki).
Di fatto ho definito un record dato che non esiste in giro per il mondo alcun tentativo del genere, a parte il team Wunderlich che ha compiuto 9500 km in 9 giorni (8 era il loro obiettivo) partendo dalla Germania e passando per Nordkapp ed arrivando a Gibilterra. Bene, quel "primato" l'ho battuto di ben 2 giorni. Il 22 giugno ero al point Europe - Gibilterra. Posterò nei prossimi giorni diverse delle foto che ho scattato durante questo tour.

Venerdì 15 giugno ore 22.20 parto da Jesolo Lido (Venezia) diretto a Tallinn Estonia dove prenderò il traghetto che mi condurrà Helsinki e da li dritto a Nordkapp.
Domenica 17 giugno raggiungo Tallinn alle ore 9.45 dopo aver attraversato Austria, Slovakia, Rep. Ceca, Polonia, Lettonia, Lituania ed Estonia. Ho trovato diversi lavori stradali che mi hanno rallentato molto, oltre ad aver perso tempo per attraversare Varsavia. Nonostante tutto sto rispettando la tabella di marcia prefissata. Più di 2400 km trascorsi per la maggior parte del tempo sotto una pioggia fine ma insistente. Ero però carico e nessuno mi avrebbe fermato. Arrivato ad Helsinki respiro un'altra aria e sono davvero emozionato. Questa parte del pianeta mi ha sempre trasmesso forti emozioni. Parto alle 16.45 dopo aver conosciuto un gruppo di raiders filandesi che non credevano che stessi facendo questo tour. Crazy italian guy... Dopo pochi chilometri un bel sole mi da il benvenuto. La mia tappa sarà Oulu.
Lunedì 18 parto alle 5.30 per la prima conquista: Nordkapp che raggiungerò alle 18.45 local time. Che spettacolo. Entrare nel circolo polare artico è come entrare in una nuova dimensione. Cambiano i paesaggi, gli odori. Per fortuna non fa freddo e il sole mi accompagna sino a Nordkapp. Ogni tanto però qualche bella nuvola grigia mi faceva delle belle sorprese (pioggia fitta e grossa!) Quando arrivo a Nordkapp, pago per entrare, non so se sono emozionato per aver completato, in tempo, il primo obiettivo o perchè sono a Nordkapp. Penso però che non potrò godermi questo momento più di tanto dato che mi aspettano tantissimi km per raggiungere il prossimo importante obiettivo: Gibilterra. Mi do da fare per trovare due testimoni che compilino il form adatto a testimoniare il fatto che sono a Nordkapp. Dopo circa 40 mins riparto.... con la promessa che questo angolo del pianeta me lo godrò in futuro, con calma. La notte la passe ò in un grazioso alberghetto ad Alta. Sino a questo momento tutto è filato liscio. Mi sento fisicamente perfetto, non sento la stanchezza e la mia GiSelle è straordinaria, è lei che mi porta. So che arrivare a Gibilterra sa à dura, per i km e per il fatto che dovrò passare città come Parigi e Madrid (evitarle sarebbe solo fare tantissimi altri chilometri).Martedì 19 e mercoledì 20 mi serviranno per attraversare tutta la Svezia (che dopo non molto diventa davvero monotona), la Danimarca (dove la gente corre da pazzi) e la Germania, sino ad arrivare a Wuppertal dove cambierò le gomme.
Giovedì 21 alle 7.30 mi presento alla porta del gommista tedesco dove la Bridgestone Italia aveva organizzato il cambio gomme. La gomma posteriore era bella piatta ma avrebbe resistito ancora per 2000 km. Devo dire che il nuovo Battle Wing della Bridgestone è davvero notevole e mi sono divertito un casino a piegare sulle curve delle Norvegia, dove oltretutto ho trovato un asfalto ottimo.
Alle 9.30 riparto e li decido che se vorrò arrivare al Jesolo sabato 23 per le ore 22.20 (scadenza delle 192 ore) dovrò correre tutta la notte ed arrivare venerdì massimo per le 14.00 a Gibilterra. Sono stato troppo ottimista nel pensare che avrei potuto percorrere quei 2500 km in un tempo così breve dovendo oltretutto passare due città davvero ostiche come Madrid e Parigi. La notte del 21 risulterà per me la più dura, la più angosciante. Sino a lì avevo sopportato la stanchezza, la fame e a volte il sonno. Quella notte però nulla funzionava, forse era il destino che mi rallentava per evitare che facessi qualche ... ... Dalla mezzanotte alle 5.00 della mattina del 22 giugno riesco a mala pena a fare 500 km. Mi sono dovuto fermare non so quante volte perchè ero troppo stanco. Il sonno non si può sopportare, oltretutto è troppo rischioso e la vita vale molto di pi ù di un record. Quando ti prende devi fermarti e dormire. Passo il confine tra Francia e Spagna alle 5.30 e la temperatura è di 5 gradi!!!! Sono stanco e ho freddo! Dentro il casco mi ripeto "Ale non ti stai più divertendo,cosa cacchio stai facendo, cosa vuoi fare, lascia stare, non sei fatto per ste robe?". Poi mi vengono in mente tutte le persone che hanno appoggiato questa mia impresa ed hanno posto grande fiducia in me. Non posso tradirle ma non posso nemmeno morire. Anche se arrivassi con 1 giorno di ritardo sull'obiettivo prefissato sarebbe sempre un record, un grande risultato. Decido allora di fermarmi e di dormire. Riposo per circa un'oretta e mezza e poi riparto. Mi sento già meglio. Alle 8 entro a Madrid ... ... . un disastro. Il traffico è in tilt, tutto bloccato. Inizio così uno slalom tra le macchine (da considerare che ho la moto carica con tutte le borse su) e il GSA non è uno scooter. Passo la sotterranea e il sengale GPS sparisce. Quando esco dal tunnel mi trovo subito a decidere quale strada prendere delle 3 che mi si presentano davanti e non posso fermarmi dato che un mare mi macchine mi potrebbero travolgere. Vado per istinto, dato che il segnale GPS ci mette un po' per rielaborare la posizione. Il mio istinto mi tradirà per ben 2 volte e alla fine ci impiegherò un'ora e mezza per passare Madrid! Ormai non c'è più nulla da fare, non arriverò mai il 23 alle 22.20. A questo punto si tratta di contenere il ritardo e stare il più vicino all'obiettivo.
Arrivo a Gibilterra, al point Europe, alle 16.45 di venerdì 22 dopo 2500 di interminabili chilometri. Che fatica!!! É stata davvero dura e l'entusiasmo che avevo al Nord qui era sparito. Però dopo un pò, guardando la cartina ho realizzato quello che avevo fatto! Inoltre Gibilterra ha un certo fascino, è un punto di confine che divide due continenti così vicini ma al tempo stesso così lontani. Durante la notte non ho avuto modo di ricaricare il telefono cellulare così non ho potuto condividere quel momento con nessuno oltre a non aggiornare il blog di viaggio del sito. Poco dopo riparto e alle 23.00, esausto, mi fermo a dormire lungo l'autostrada.
Sabato 23 alle 6.00 riparto, ho ancora 2000 km prima di arrivare a Jesolo, ma sarà la tappa più tranquilla e rilassante dell'intero viaggio. La costa Spagnola e quella Francese è bellissima, la strade sono ottime e i limiti sono perfetti per la mia media di 105 km/h. Alle 24.00 arrivo al confine italiano mi restano ancora 500 km. Decido però di trascorrere l'ultima notte in un confortevole albergo per riposarmi ed arrivare a Jesolo l'indomani entro le 12.00 bello fresco. Ennesimo errore di valutazione. Siamo a metà giugno, costa ligure e nel weekend. Non c'è una camera libera nemmeno a pagare 500 euro. Dopo diverse estenuanti ricerche, alle 2.00, decido che per il giusto lieto fine trascorrerò la notte in un'area di servizio. A pochi km da Tortona, mi fermo, appoggio la tuta antipioggia per terra e mi ci distendo sopra. Chiudo gli occhi, "buona notte Ale, questa è l'ultima notte di questo incredibile viaggio?".
Alle 5.45 di Domenica 24, la sgommata di una macchina mi sveglia. Che dormita. Per fortuna avevo chiesto al benzinaio di turno di controllarmi ogni tanto per evitare le male intenzioni di qualche pazzo, altrimenti mi avrebbero potuto sfilare anche le mutande (di solito sono molto vigile e attento a queste cose, penso sono in Italia, cosa mi potrà succedere ... ... . meglio non abbassare mai la guardia). Con calma mi avvio a guidare questi ultimi 500 km e alle 12.20 (solo perchè volevo che i conti fossero precisi), dopo aver trovato i miei amici ad accogliermi al casello dell'autostrada, arrivo in piazza Mazzini a Jesolo Lido (VE). 11.913 km sofferti ma con grandi emozioni e tantissima gioia. 8 giorni e 9 ore (escludendo 5 ore per il trasferimento da Tallinn a Helsinki) è il tempo impiegato, con una media giornaliera di 1.500 km circa fatta di 16/17 ore di giuda. Ora tocca a qualcun altro tentare di battere questo risultato.

Alessandro Dinon


[NEXT PROJECT]

Progetto ACROSS THE WORLD Record

logo World
Tentare di battere un record non è cosa da poco, per di più quando il campo sul quale confrontarsi è il globo! Ma i record sono fatti dagli uomini e come tali possono essere battuti. Il progetto nasce dalla volontà di confrontarmi su un qualcosa di davvero complesso ed articolato dove non basta solo le capacità fisica ma serve soprattutto un organizzazione meticolosa ed una grande forza di volontà mentale. L'obiettivo è quello compiere il giro del mondo in moto in meno di 19 giorni, attraversando gli antipodi nella stesa direzione senza la possibilità di sostituire la moto.

Per eventuali ulteriori dati vedi:
www.rtwride.com

gallery | shop